Lilith: la prima donna creata da Dio ed anche la prima a ribellarsi
La leggenda di Lilith, Dea-demone-femmina-donna, è riportata su un’ampia letteratura diffusa sia in epoca antica, medievale e moderna, in quest’ultima purtroppo ci sono diverse sfaccettature a mio avviso inquinanti rispetto al mito originale.
Radici sumere della sua storia
Questo affonda le sue origini nell’antica sumer e nella religione mesopotamica, che vede in primo piano gli Anunnaki come Dei. Essa è presente anche nei primi culti religiosi ebraici che, insieme ad altre mitologie, ancora una volta sumere e poi arrivate ai popoli ittita e babilonese (come ad esempio quello del diluvio universale, appreso probabilmente, ma non certamente dai popoli semitici, durante la prigionia degli ebrei a Babilonia) ed ancora ereditati da altri popoli dell’anatolia espandendosi sempre più in tutte le direzioni.
Nella religione mesopotamica, Lilith, è un demone femminile portatore di sciagure e morte, legata al vento e alla tempesta e alcune trascrizioni che accennano a questo culto sembrerebbero risalire al III millennio a. C.. Le sue radici però potrebbero collegarla all’Antica Dea sumera Inanna, poi divenuta Ishtar e secondo alcuni studi potrebbero essere fatti risalire alle protoculture arcaiche della zona mesopotamica.
Lilith per il popolo ebraico
Nella religione ebraica, Lilith è la prima moglie di Adamo, avete letto bene, non è una battuta, essa si rifugia nel Mar Rosso per fuggire dal marito, infatti, essendo stata creata da Dio dalla polvere della terra, come Adamo, pretendeva di averne anche gli stessi diritti (come dargli torto). Ma non ebbe quei diritti da essa richiesti e rivendicati, che le furono negati (non dimentichiamo che le antiche culture erano tutte patriarcali, ma anche fosse stata una figura precedente alle antiche culture e quindi la prima vera donna, gli Dei Anunnaki, creatori, ecc., erano anch’essi patriarcali).
Il mito la trasforma in demone
Per questo suo gesto di ribellione verso il marito e verso Dio viene associata a un demone notturno fuggente e sessualmente ambiguo, che spesso compare nella forma di civetta, altra assonanza più che chiara con Ishtar, essa e capace di danneggiare i bambini maschi; qui sembra di entrare invece nella cultura popolare e classica dove si parla delle Arpie, che hanno poi partorirono il mito delle streghe originarie, ovvero le striges. Tuttavia, alla fine dell’Ottocento, durante il processo che porta al femminismo e il periodo successivo, Lilith diventa simbolo della libertà sessuale e di scelta, in alcuni casi anche di genere e della stessa emancipazione delle donne.
E’ dunque, opportuno esaminare la figura umana e divina sia nella religione mesopotamica che in quella ebraica, in questo modo possiamo quantomeno avvicinarci al capire la complessità di questa donna archetipica e simbolo della Femminilità.
Le radici del nome Lilith
Il nome di Lilith è sicuramente rintracciabile nella radice sumera Lil, che è presente nei nomi di varie divinità assiro-babilonesi in alcuni casi rappresentanti spiriti malvagi. Nella religione accadica si rintracciano scongiuri e preghiere contro figure maligne e demoniache di nome Lilitu o Lilu.
Nel 2000 a. C. il nome della prima donna sembra che fosse diventato Lilake: in merito a questo lo studioso Robert Graves cita una tavoletta sumera di UR che riporta la storia di Gilgamesh e il salice.
Anche in questo episodio Lilake sarebbe una figura demoniaca femminile che risiede nel tronco di un salice (mito che ricorda molto quello delle “driadi” che erano alcuni tipi di Ninfe, che risiedevano proprio negli alberi) e custodito dalla dea Inanna, Signora del Cielo ed equivalente della romana Venere, anche se su questo ci sono opinioni discordanti.
E’ abbastanza risaputo che la Dea sumera era un’avvenente donna dalle lussuriose voglie e le incredibili capacità seduttive, tali da sedurre i grandi Dei e rubargli i grandi segreti della Scienza e del mondo dello spirito, vedi per esempio Inanna, nipote di enki che lo seduce e gli porta via le tecnologie da lui custodite. Con esse la stessa avrebbe poi portato all’apice la sua civiltà, quella della Valle dell’Indo.
Un’etimologia ebraica, farebbe invece derivare il nome di Lilith da Layl o anche Laylah, cioè spirito della notte, infatti nelle moderne epopee Fantasy, il nome è associato a vampire o demoniache femmine notturne, come il bellissimo e famigerato Videogame Baldur’s Gate.
Gli studiosi moderni ritengono che l’origine del nome sia però più certa nel sumerico Lulu che significa libertinaggio, ed io condivido questo pensiero. Lilith sarebbe, dunque, un demone notturno lascivo e libidinoso dall’aspetto totalmente femminile ed umano, ma con qualche caratteristica che la rende terrificante agli occhi di chi vi incappa. Se interessato al Game sopracitato, vedi questa pagina di Amazon.
Il Rilievo Burney è un altorilievo di terracotta, conservato al British Museum, risalente al II millennio a.C. probabilmente di origine babilonese. Raffigura una divinità, non ancora bene identificata, che, però, potrebbe essere proprio Lilith. L’immagine scolpita è una figura ibrida, disposta in piedi frontalmente, con le braccia aperte e piegate come se stesse pregando o meditando o forse incanalando energia, le mani congiunte e le dita unite.
La bocca di essa, è atteggiata in un vago sorriso, ma l’espressione è tipica della plasticità arcaica: impenetrabile e ineffabile. I suoi capelli sono fatti da quattro serpenti sovrapposti e formano un cono, ricordando in modo incredibile la figura della mitologia greca delle Gorgoni ed in particolar modo della più famosa Medusa.
I seni si protendono prosperosi, con evidente funzione sensuale e risultano belli, sensualici e serici. Anche qui è il seno la principale caratteristica femminile delle arpie, gorgoni, striges e di Medusa stessa è posto in accento. Le gambe sono femminili e muscolose, ma i piedi sono artigli di avvoltoio che spuntano dalle dita rugose esattamente come per le arpie e le prime descrizioni delle striges.
Lilith tiene nelle mani due pentacoli che ricordano i segni geroglifici della Bilancia, simbolo di potenza e giustizia riconducibile a molte figure mitologiche divine e semidivine di culture e religioni di tutto il mondo. Ma che viste in chiavi diverse sono del tutto simili ad altre sculture ed opere antiche rappresentanti gli Dei, cosa che la reinserisce a forza tra le divinità e i demoni.
Ai lati sono rappresentati due gufi o civette e due leoni come Inanna-Ishtar. L’altorilievo è scolpito in un triangolo equilatero, il cui vertice superiore è la testa di Lilith e potrebbe rappresentare la simbologia esoterica del femminino sacro. Osservando l’opera si può percepire l’energia aggressiva che la permea e l’espressione agghiacciante e demoniaca di Lilith quasi statica, ma austera.
Questa scultura ci dice che la prima moglie di Adamo è una creatura demoniaca di cui non fidarsi, ma è solo un’impressione e potrebbe esser stata scolpita così proprio per demonizzare la figura “reale” così come purtroppo avviene per olte figure mitiche, magari positive, ma contrarie alle istituzioni eclesiastiche.
La prima donna è presente nei testi rabbinici
Nella tradizione ebraica Lilith appartiene alle testimonianze orali raccolte negli scritti dei miti rabbinici che formano la versione jahvista della Bibbia, che precede di qualche secolo quella dei sacerdoti.
Queste versioni della Genesi sono molto complesse e spesso in contraddizioni e piene di incongruenze che le rendono incerte ed inaffidabili. Probabilmente il mito di Lilith è andato perduta o rimosso, proprio nell’epoca del passaggio dalla tradizione jahvista a quella sacerdotale e patriarcale poi ulteriormente modificata ed estremizzata dai Padri della Chiesa. Nella Bibbia ebraica Lilith compare una sola volta in Isaia 34:14 dove la troviamo sotto forma di simboli, il nome è infatti andato perduto.
L’ebraico Lilith viene tradotto con civette ed in effetti sono due civette o gufi a rappresentarla quasi sempre, forse erano proprio uno stemma o un segno contraddistintivo reale o nobiliare (come nell’araldica) più tosto che una metafora? Possiamo notare che la sua stessa postura potrebbe essere quella di una civetta o un gufo, se poi prendiamo la figura scolpita di Ishatr la cosa è ancor apiù evidente ed accentuata dalle ali.
Il libro di Isaia viene datato intorno al VII secolo a.C., cioè il secolo in cui gli ebrei erano prigionieri a Babilonia e, dunque, proprio il periodo in cui essi potrebbero aver appreso questo culto. Ma attenzione, perché in quel periodo c’era un’altra cosa ancora più importante della storia di Lilith ad essersi diffusa e poi ad esser rimossa; l’originale Dio ebraico aveva infatti una compagna ed inizialmente essa era raffigurata alla pari di Yahweh, ovvero la Dea Ashera, poi identificata nella Dea egizia Bes.
La Dea madre è quindi non solo una controparte femminile, ma una falla nel sistema patriarcale. Probabilmente scriverò prima o poi un approfondimento anche su questa divinità perduta. Ma giusto per dovere di cronaca volevo farvi notare che le figure della Dea Ashera e di Lilith prima donna sono per alcune cose sovrapponibili, entrambe avrebbero avuto i capelli rossi, un fisico sinuoso e prosperoso, entrambe simbolo di fertilità, bellezza, sensualità ed entrambe hanno un carattere forte che si fa valere con il proprio partner. Detto questo entrambe finiscono in declino e vengono raffigurate con animali.
La cancellazione della Dea
Potrebbe quindi non essere un caso, che mentre viene cancellata la Dea del culto ebraico di cui ancora ad oggi esistono rare iconografie dei nomadi, il culto della prima donna Lilith prende forma come qualcosa di clandestino, subdolo, mostruoso che fugge via dal suo sposo Adamo per condurre una vita nascosta e lasciva, sembra che si fossero tutti impuntati per eliminare donne e Dee da ruoli chiavi e culti, soprattutto quelle bele, sensuali e con il carattere forte e ribelle, la stessa storia delle streghe dell’inquisizione. Ma Lilith sarebbe stata lasciva poi con chi esattamente?
La prima donna nei testi sacri
Qui sono gli antichi testi o ciò che ancora ne è visibile al grande pubblico a dirlo: fauni, creature selvatiche, altri demoni, satiri, djinn (geni) ecc.. Non approfondirò questo argomento in questa sede, ma sembra proprio di vedere le origini dei culti della stregoneria e delle baccanali, con animali selvaggi, fauni, ecc. e raffigurazioni classiche di: greci, romani, etruschi ed altri. Vi invito però a vedere il mio video sui Demoni azzurri delle tombe etrusche
Alcuni passaggi oscuri della Genesi hanno poi fatto pensare ad un’altra donna che precedette Eva. Nel primo libro della Genesi, infatti, si legge:
Ma sappiamo che le stesse scritture, anche se oggi sappiamo siano mal interpretate, ci dicono che Eva (che significa donne o forse le altre) era stata creata da una costola di Adamo, non era quindi originale come il primo uomo e per questo Dio e Adamo stesso pensavano che gli fosse sottomessa, brutto a dirsi, ma è questo quel che sembra. Debbo però aprire una parentesi, infatti c’è un incredibile somiglianza tra la prima e la seconda creazione di una donna con gli antichi miti della creazione degli Anunnaki. Se vuoi leggere con i tuoi occhi, scarica questo file a seguire.
Testo PDF scaricabile di Enki e Ninmah.
Prima venono creati gli uomini e le donne nate direttamente dall’incrocio con i geni Anunnaki e portati in grembo da alcune di esse, ma nati sterili. Poi vengono creati gli uomini e le donne capaci di riprodursi, anche se forse sarebbe più corretto dire le donne capaci di procreare, appunto Eva. Ci ritroviamo ad affrontare l’enigma millennario del peccato originale e forse una possibile risposta ad una parte di esso, ma non è argomento di questo articolo. Dunque ci si riferisce a due individui e la creazione di Eva è descritta nel secondo libro della Genesi, successiva a quella di Adamo, da una sua costola (Genesi 2:22):
Lo stupore di Adamo che questa volta la donna sia carne della sua carne conferma che ci deve essere stata una prima volta e che sia andata diversamente al come sta andando in quel preciso momento, inoltre si stupisce perchè non sa concretamente come è avvenuta la cosa, riferito dunque a una donna precedente creata dalla terra come lui (ovviamente una metafora che indica che era dello stesso materiale genetico). Siamo infatti davanti ad incredibili verosomiglianze con gli antichi testi sumerici che raccontano degli Anunnaki e della loro creazione dell’uomo.
Una fonte importante che annuncia chiaramente come Lilith fosse la prima figura femminile vista da Adamo è sicuramente “L’alfabeto di Ben-Sira” di cui non si conosce l’autore. Scritto nel X secolo d.C. in esso, si racconta che Lilith fuggì dal giardino dell’Eden e da Adamo.
Viene raccontato che quando i due giacevano, Lilith era sottomessa e giaceva sotto all’uomo, per questo ella mostrava molta insofferenza e non si sentiva a suo agio, allora domandò al compagno perché dovesse stendersi sempre lei sotto di lui e non il contrario, pur essendo stati creati insieme dallo stesso materiale.
Propone, quindi, di invertire ed alternare le posizioni, mi sembra anche questo equo. La domanda di Lilith è, fondamentalmente, una richiesta di uguaglianza (credo bene che diverrà simbolo di indipendenza e femminilità per le donne), per stabilire una parità e un’armonia fra i corpi e le anime, un poco come avviene con il Tantrismo. Ma Adamo rifiuta nettamente e non gradisce la richiesta:
“Ella disse: ‘Non starò sotto di te’, ed egli disse ‘E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra?”
A questo rifiuto Lilith pronuncia infuriata il nome di Dio e, accusando Adamo, abbandona il paradiso terrestre, in pratica forse si fa maledire e manda a quel paese il compagno. Si rifugia nel Mar Rosso dove, accoppiandosi con Asmodai, demone biblico conosciuto anche come Asmodeo, crea un’infinita generazione di demoni detti Lilim. Secondo alcuni studiosi era proprio Asmodai il serpente che poi tenterà anche Eva.
La figura del demone Asmodai
Facciamo un leggero escursus sul compagno di Lilith. L’etimologia del nome risulta essere controversa. Pare che derivi dal persiano Ashma Daeva, forse spirito del giudizio, oppure da Aeshma-Daeva, spirito del furore, espressione spesso usata nelle antiche formule magiche, in riferimento al principe dei demoni, potrebbe quindi essere il nome originale del Demonio.
Per altri, Asmodeo discenderebbe dall’aramaico As’medi, cioè distruttore, come si evincerebbe, dal Libro di Tobia. Nella stessa letteratura zoroastriana i sette spiriti Aeshma-Daeva erano comunque contrapposti a sette corrispettivi testi sacri. Sembra quasi di vedere punti comuni con le divinità e i demoni di tutto il mondo, soprattutto quelli Indo-vedici.
Asmodeo viene considerato, oltre che il demone della distruzione, anche il signore della cupidigia, dell’ira, della discordia e della vendetta; è raro, dunque, che ad un uomo venga imposto questo nome e contestualmente improbabile che si trattasse di un comune mortale, ma se analizziamo le sue caratteristiche, non sembra poi tanto diverso dall’Ares-Marte greco-romano.
Il celebre demonologo olandese Wierus lo collocò come un potentissimo re degli inferi, quasi al pari di Lucifero e di Satana. Fu associato a Lucifero soprattutto per il suo carattere ribelle e la sua scelta definitiva per le tenebre dopo aver lasciato il paradiso (forse paradiso terrestre?).
Alcuni popoli dell’antico Egitto venerarono Asmodai come protettore del gioco d’azzardo e gli dedicarono persino un tempio nel deserto di Ryanneh, strana l’assonanza di questa parola con la zona della Francia Rennes Le Chateau dove a parte il mistero del Sacro Graal (Sang-Real) e le questioni del Femminino Sacro e di Maria Maddalena sollevate da molti ricercatori e dal famoso romanzo di Dan Brown “Il Codice da Vinci” è proprio la presenza del Demone Asmodeo presente dentro la cappella enigmatica e misteriosa.
Lo stesso Giudaismo riuscirà a confondere alcuni spiriti buoni con quelli cattivi, proprio come la tradizione ereditata dal dualismo zoroastrico, ma anche precedenti, scorrendo all’indietro fino ad almeno i sumeri e quindi scacciare questi ultimi solo attraverso i potenti riti di esorcismo. Vi invito a vedere un altro video che ci pone dei dubbi sul fatto che i demoni fossero malvagi, strutturando un phanteon duale con due fazioni nemiche a darsi battaglia, come in tutte le mitologie del mondo, quello del Demone scaccia demoni Pazuzu.
La ribellione verso Dio
Ma torniamo alla nostra Lilith. Il rifiuto di obbedire a Adamo che la prima donna rivendica, oltre ad essere un atto di ribellione nei confronti del maschio è anche un atto di ribellione verso Dio che, infatti, la esilia nel regno delle ombre chiamato chiamato Edom. Ma l’Edom è una regione giordana al confine della sfera dei nomadi ebrei e del regno di Israele, che poi lo conqisterà. Edom era una zona ricca di miniere, sotterranei e di canion dove gli abitanti scavavano templic, abitazioni ed altro, oggi consociamo alcuni dei suoi monumenti come Petra.
Edom era un antico regno confinante con Israele, situato in quella che è oggi è la Giordania sud-occidentale, tra il mar Morto e il golfo di Aqaba, per intenderci la zona dove fiorì la cultura dei Nabatei, per chi non la conosceva i Nabati erano quei commercianti del deserto, che crearono una via commerciale e templi come Petra in mezzo a canyon e luoghi altrimenti inospitali, popolo che spari tra le altre cose lentamente ma anche misteriosamente.
Gli Edomiti probabilmente occuparono l’area in oggetto verso il XIII secolo a.C., ma qui stiamo parlando di un’era precedente alla civilizzazione e dove solo pochi umani erano presenti nel mondo, almeno umani come li intendiamo noi oggi, ovvero Sapiens. In pratica Dio caccia via Lilith e la allontana, ma si parla di centinaia di km da un presunto Eden, non di un altro luogo sperduto nel chissà dove a migliaia di km e questo Eden potrebbe essere il famoso giardino pensile di Babilonia? Chissà, vi rimando però ad un altro mio articolo di recente pubblicazione.
La rimozione meticolosa dalle sacre scritture
Quello che è interessante da notare è come questo mito sia stato rimosso dalle Sacre Scritture ebraiche e cristiane, rimanendo però vivo in quelle incongruenze della Genesi già menzionate e, soprattutto, in questioni legate alla figura successiva di Eva.
Sarà infatti quest’ultima che, nella spinta dall’istinto della curiosità e della trasgressione, va a mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Da questo momento in poi non solo Lilith, ma anche la successiva Eva e tutte le altre donne verranno, consciamente o inconsciamente, associate dalla cultura giudaico-cristiana al simbolo demoniaco del serpente e quindi del Male. In pratica le donne sono secondo queste culture, maligne e diaboliche perchè non sottostanno all’uomo e alle regole patriarcali di Dio, oppure forse, perché hanno capito di essere esse stesse Dio.
L’archetipo di Lilith
Abbiamo appurato più volte ed in più modi, che nell’immaginario collettivo la prima donna umana affiancata ad Adamo, è un demone, simbolo di trasgressione e peccato e che, nella cultura cristiana, ha subito persino una vera e propria damnatio memoriae, venendo letteralmente cancellata per sempre da tutte le parti, almeno quelle di dominio pubblico, infatti non è improbabile che nelle Biblioteche segrete del Vaticano qualcosa esista ancora, ma non è assolutamente accessibile.
L’archetipo che, però, rappresenta non può essere rimosso in nessun modo, esso vive nel nostro inconscio, simboleggiando la forza, la disobbedienza e la trasgressione del femminile e di tutti quei divieti posti sui desideri non solo sessuali delle donne. Lilith rappresenta quindi esplicitamente il tabù culturale e religioso che sopravvive ancora ai nostri giorni e che viene affermato per certi versi dai movimenti femministi del 1900 e che oggi stanno nuovamente cercando di demolire insieme al ruolo femminile nella società.
Rimuovendo la creazione della prima donna, qualcuno sostiene si sia voluta rimuovere anche l’energia vitale delle donne, almeno metaforicamente parlando, e la capacità di difendere i propri diritti, la legittimazione del proprio desiderio sessuale e la giusta parità con l’uomo in ogni ambito, anche nella divisione del potere, ma soprattutto nella parità di opportunità di scegliere e vivere al meglio senza alcuna sottomissione.
L’esaltazione della maternità al di sopra della femminilità e la relegazione della donna a mamma
Da secoli si esalta solo la dimensione materna del femminile, che la chiude in un circolo senza libertà, concedendogli un ruolo esclusivo ma unico e senza alcuna possibilità di scelta, almeno sulla carta sociale. Questo potrebbe essere considerato uno svantaggio in tutto il resto, soprattutto nella complessità dell’Anima, cioè delle sue aspirazioni e dei suoi desideri che vanno aldilà della semplicità fisica e sessuale e che posseggono anche una individualità.
Senza ovviamente nulla togliere alla maternità che è una dele cose più meravigliose della creazione, ma come anche Dio disse quando caccio gli uomini dall’Eden, rivolgendosi ad Eva, adesso partorirai con dolore, è di fatto una punizione che gli viene inflitta per aver peccato, ovvero per aver assaggiato il frutto proibito e scoprire la propria natura divina creatrice.
Agendo in questo modo, le donne sono state tagliate totalmente fuori dalla costruzione della società che è, ancora oggi, prettamente maschile e patriarcale, e si è creato uno sbilanciamento degli equilibri tra i due sessi, che raggiunge il suo apice con la graduale cancellazione delle Dee, per esempio, ma non solo le divinità madri, nel suo contesto e ruolo anche sociale, per poi arrivare all’eliminazione totale di esse ed al rimpiazzo dei culti del femminino sacro e della Dea madre, che erano considerate una minaccia dalle nuove religioni monoteistiche e patriarcali, anche se ancor prima del loro avvento erano state in gran parte distrutte dalle società a casta guerriera come quella dei Kurgan.
A seguire ti invito a vedere un mio video a riguardo. Clicca qui per andare al canale o vedi il video qui otto:
Le culture e Religioni monoteistiche, dalla cancellazione di Lilith in poi, hanno premiato solamente l’archetipo della donna-madre per due ragioni: perché si garantiva la sopravvivenza della specie e perché è più facile da controllare, usando anche modelli già visti in precedenti religioni, vedi per esempio le sovrapposizioni fattibili tra la Dea egizia Iside che tiene in braccio il piccolo Horus con la madre di Cristo che tiene in braccio il suo Gesù.
Nella storia dell’Occidente, ed in quella giudaico-cristiana si vede che la donna è considerata una fonte di peccato e perdizione ovunque, cosa che ha decisamente influito a supportare e fomentare il pensiero patriarcale, e questo ha portato le donne a stare blandamente ai margini di una società controllata e costruita da uomini per gli uomini e che, non tiene conto delle diversità e della pluralità del genere umano e persino delle differenze sessuali e dei bisogni femminili da tutti i punti di vista, che vengono costantemente messi da parte o addirittura bloccati o peggio.
Giusto per essere precisi, anche Maria, madre di Gesù, è relegata a portare in grembo il figlio ed a metterlo al mondo, il suo ruolo praticamente è solo di madre. La stessa immacolata concezione, non è una cosa biblica, ma una scelta meticolosamente scritta durante il Concilio di Nicea tre secoli dopo la morte di Cristo.
Riscopriamo la prima donna
Questo è il momento di riscoprire la figura di Lilith come prima donna creata da Dio e non come donna demoniaca; inoltre, in quanto archetipo della ribellione e della disobbedienza a un potere assoluto che non accetta confronti, poiché è un mito che agisce nella psiche di tutti ed è, quindi, risorsa non solo per le donne, che lottano per la propria libertà ed indipendenza, ma esempio per l’umanità intera. Per questo in molte società segrete di oggi e persino di ieri esiste il ruolo della dama Scarlatta, ovvero dai capelli rossi, essa è una reminescenza della prima donna, ma per quanto potente, il suo ruolo anche in questo caso è relagato a dei compiti precisi.
Nell’Astrologia moderna, la Luna Nera rappresenta alcuni lati oscuri dell’animo umano: delinea il centro delle pulsioni inconscie e della componente individuale di ogni persona, è spesso associata proprio alla figura di Lilith in versione Dea lunare notturna.
Nel tema natale di una persona, essa, rappresenta il modo in cui questa esprime la propria passionalità ed il proprio erotismo. In particolare, nel tema di una donna, essa, indica come quest’ultima si proietta sull’uomo e in che modo si adopera per sedurlo o conquistarlo; nel tema di un uomo invece fornisce delle indicazioni sulla tipologia di sensualità femminile da cui è viene di più attratto, in pratica rimarca la storia di Lilith e Adamo.
Conclusioni
Alla fine Lilith, è stata relegata ad emozioni negative, sesso ambiguo, perversioni, erotismo fine a se stesso, passioni sfrenate ed inaffidabilità, quando invece essa si è solo ribellata a qualcuno che la voleva sottomessa, non badando alla sua vera identità e non dandole nemmeno il beneficio della scelta o l’opportunità di esprimere se stessa. Quindi, che la vogliamo associare a una Dea, ad un Demone, ad una semplice donna o ad altro, essa era semplicemente un individuo che chiedeva la parità di diritti e il rispetto della propria espressione e dei propri desideri, che nel tempo è rimasta come un’etichetta negativa da tutti i punti di vista.
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